Una nuova generazione di materiali che cura le ferite

Hai mai pensato a qualcosa in grado di accelerare la guarigione?

Scritto Giovedì, da Emanuele Mortarotti

Ben ritrovati ad un nuovo aggiornamento del blog di Dispotech, your disposable excellence.

Una nuova ricerca, pubblicata sul giornale specializzato in ingegneria dei materiali Advanced Materials, spiana la strada ad una nuova generazione di materiali che lavora attivamente coi tessuti per accelerarne la guarigione. Ma scopriamo nel dettaglio di cosa si tratta, grazie al supporto di un articolo pubblicato su medicalnewstoday.com.

 

Mentre la percentuale delle infezioni contratte negli ospedali continua ad aumentare in maniera preoccupante, bisogna prestare attenzione anche a quelle ferite croniche che, non rimarginandosi mai – quelle da diabete, ad esempio – sono un vero e proprio ricettacolo di batteri sotto forma di biofilm.

Queste aggregazioni di batteri sono spesso molto resistenti alle terapie; tale resistenza antimicrobica aumenta le possibilità che le ferite si infettino facilmente. Alcune piaghe croniche, purtroppo, possono tramutarsi in drammatiche amputazioni – come nel caso delle ulcere diabetiche: statisticamente, nel mondo ogni 30 secondi avviene un’amputazione di origine diabetica.

Nuove ricerche in campo medico hanno fatto grandi passi avanti, che fanno ben sperare: alcuni medici hanno diviso la molecola che aiuta lo sfruttamento della capacità naturale del corpo umano di cicatrizzarsi. Queste molecole si chiamano, in gergo scientifico, TrAPs e aiutano materiali come il collagene ad interagire coi tessuti del corpo in maniera più naturale.

 

La tecnologia TrAP e la guarigione delle ferite

Abbiamo appena citato il collagene come materiale spesso utilizzato per la cicatrizzazione delle ferite. Ma come fa, precisamente, il collagene ad interagire con i tessuti? All’interno dei cosiddetti scaffold, le cellule si muovono verso la struttura del collagene, diventando un tutt’uno. Questo processo fa sì che le proteine aiutino il tessuto a rigenerarsi.

Nel nuovo studio oggetto del nostro articolo, il dottor Almquist e il suo team hanno fatto in modo che le molecole TrAP ricreassero il suddetto processo naturale. Gli studiosi hanno “catalogato” le sequenze di DNA in aptameri, forme tridimensionali che si legano alle proteine. Successivamente, hanno progettato una sorta di “manico” a cui le cellule potessero letteralmente aggrapparsi: hanno attaccato le cellule tramite questa maniglia da un lato e tramite lo scaffold dall’altro.

Alcuni test in laboratorio hanno rivelato che le cellule trascinavano le TrAp mentre si muovevano attraverso gli impianti di collagene. Di conseguenza, questo processo attivava la crescita delle proteine, che provocava poi il processo di cicatrizzazione dei tessuti.

Il team di ricercatori ha spiegato che questa tecnica riproduce alcuni processi già esistenti in natura: “L’utilizzo del movimento delle cellule per attivare la cicatrizzazione si riscontra in creature differenti, dalle spugne di mare fino agli esseri umani. Il nostro approccio imita quello animale e umano e lavora attivamente con un’interessante varietà di cellule che arrivano nei tessuti danneggiati per promuoverne la guarigione”.

 

Una nuova generazione di materiali cicatrizzanti

L’adattabilità della tecnologia TrAp a tipi diversi di cellule significa che questa tecnica è applicabile a varie tipologie di ferite – dalle fratture ossee a cicatrici risultate da operazioni e da lesioni da nervi.

Almeno negli USA – paese dove è stata condotta la ricerca – gli aptameri sono stati approvati dalla FDA come medicinali per trattare gli umani: ciò vuol dire che la tecnologia TrAp può diventare disponibile globalmente prima di quanto si pensi. Inoltre, questa scoperta può essere l’ apripista allo studio di altri materiali in grado di guarire le ferite più insidiose.

 

Questa innovazione ha tutto il potenziale necessario per essere un valido cicatrizzatore di ferite, gestendo la presenza di più cellule e aiutando la guarigione dei tessuti malati. Cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra, contattate Dispotech, your disposable excellence.

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Autore Emanuele Mortarotti

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